OBESITA’

L’obesità ovvero l’eccesso di adipe rappresenta sempre di più un problema della nostra società perché oltre a creare disagi fisici e sociali si associa a disturbi di salute anche gravi. In particolare il diabete, l’ipertensione e le dislipidemie, ovvero la cosiddetta sindrome metabolica risultano concordanti con un eccesso di peso.

Obesità

La valutazione del peso corporeo in funzione dell’altezza (kg/m2) il cosiddetto Indice di Massa Corporea (BMI) o indice di Quetelet è un buon indicatore dello stato nutrizionale in eccesso ma anche in difetto di una persona. Il suo limite principale consiste nella mancanza di distinzione tra massa grassa e massa non grassa, ma la ricchezza di valori di riferimento ne fanno un dato importante sebbene non esaustivo. Il valore di BMI normale va da 18.5 a 24.9, mentre tra 25 e 29.9 siamo nel sovrappeso e sopra i 30 nell’obesità che prevede più livelli di gravità.
Vi sono comunque altre modalità per integrare il valore di BMI come la misurazione plicometrica o l’uso di strumenti per la valutazione della conducibilità elettrica che ci permettono di distinguere tra massa magra e grassa.
Per semplicità potremmo definire la causa dell’obesità uno squilibrio tra le entrate caloriche ed il dispendio energetico in un organismo.
Tuttavia il problema è stato riconosciuto molto complesso coinvolgendo meccanismi endocrini e neurologici per il controllo del peso.
Come per la maggior parte dei disturbi di una certa gravità le cause sono un mix tra fattori genetici ed ambientali (nutrizionali e psicologici) anche se alla base di tutto dobbiamo sempre riconoscere l’eccesso alimentare.
L’equilibrio energetico di un organismo è sottoposto al controllo del nucleo arcuato ipotalamico cui giungono segnali periferici ormonali attraverso la leptina e l’ adiponectina secrete dal tessuto adiposo,la grelina sintetizzata dallo stomaco, il peptide YY intestinale e l’insulina pancreatica.
Il nucleo arcuato attraverso 1) il sistema della POMC e della CART e 2) del neuro peptide Y e del peptide Ag R inviano segnali verso la periferia.
Il sistema POMC e CART aumenta il dispendio energetico attraverso l’ormone anoressizzante melanocito stimolante mentre il sistema NPY e AgRP ha invece un’azione oressigena opposta.
La leptina è un ormone secreto dalle cellule adipose che non sono solo un semplice tessuto di stoccaggio ma partecipano anche agli equilibri metabolici attivamente. In cavie senza leptina o i suoi recettori si assiste ad un aumento incontrollato del peso. La leptina pertanto ha un effetto di limite sul guadagno di peso ed è secreta proporzionalmente al grasso stoccato. La leptina ha inoltre un’azione di stimolo a livello dei principali metabolismi e degli assi ormonali in quanto ha un significato di abbondanza, di ricchezza. All’opposto in caso di scarso apporto di cibo non si avrà inibizione sull’appetito ma si potrà avere una differente regolazione del centro della fame/sazietà. Un suo difetto a livello recettoriale come quantità di recettori o come resistenza può spiegare una parte dei casi di obesità
L’Adiponectina viene definita la “molecola brucia grassi” ed agisce favorendo l’utilizzazione dei grassi a livello muscolare agendo in generale contro la sindrome metabolica su recettori adipo R1 e R2 distribuiti specialmente nei muscoli, nel fegato ma anche nel cervello.
Blocca l’enzima acetil coenzima A carbossilasi e quindi la sintesi di acidi grassi.
Il numero di cellule del tessuto adiposo sappiamo che dopo l’infanzia e l’adolescenza rimane costante, per cui può andare incontro ad ipertrofia ma non ad iperplasia e questo sottolinea l’importanza di avviare già da piccoli un controllo efficace del peso.
Il tessuto adiposo promuove secrezioni di citochine pro-infiammatorie come IL1, IL6 e TNF e così si spiegano anche tante manifestazioni dolorose che accompagnano un eccesso di peso.
Gli ormoni intestinali agiscono come stimolatori positivi e negativi del bisogno di introdurre cibo. Tra questi la grelina è l’unico che ha una funzione oressigena legandosi ai recettori per la secrezione dell’ormone della crescita nell’ipotalamo e nell’ipofisi. Agisce attraverso gli ormoni NPY e AgRP e sale prima dei pasti diminuendo dopo 1 o 2 ore mentre negli obesi rimane elevata anche dopo i pasti.

 

Studio Salute, Scandicci (FI)

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