COUNSELING

Lo scopo fondamentale del counseling è di aiutare la persona nell’esplorazione e chiarificazione dei suoi problemi, nella ricerca del vero obiettivo e nel realizzare tutte quelle azioni che servono per raggiungerlo.

Counseling

Il counselor aiuta la persona a prendere decisioni importanti, a realizzare progetti, a cambiare comportamenti insoddisfacenti, a migliorare le proprie relazioni, a ritrovare le proprie risorse, in poche parole a raggiungere un armonia mentale…..

Cosa è il counseling

Come dice M. Hough nel suo Abilità di counseling ( M. Hough 1997 p. 8) il counseling si fa sul serio quando una persona ricerca l’aiuto di un’altra per gestire più efficacemente un problema o più problemi che la assillano in un certo momento della sua vita.
La British association for counseling fornisce un’altra definizione: il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone ed aiutarlo a seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente ad esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento.
E soprattutto si legge: qualunque approccio usi il counselor lo scopo fondamentale è
l’autonomia del cliente che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle
in essere.
Il counseling è una relazione di aiuto molto versatile che può essere utilizzata da molti operatori ed applicata in molte condizioni.
Viene sottolineato il valore profondo di ogni singola persona e l’importanza della relazione Io-Tu paritetica.

breve storia del counseling

Padre del Counseling centrato sulla persona è Carl Rogers che nell’umanesimo esistenziale ha affondato le proprie radici.
E’ questa la terza via che si affianca alla psicanalisi ed al comportamentismo e che Rogers fonderà in fasi successive sul modello fenomenologico, poi su quello esistenzialista e comunque sempre sulla filosofia umanista. Nel 1951 si ha il suo lavoro più importante, “La terapia centrata sul cliente”, ma la sua è un’evoluzione che segue un solco già segnato. Questo solco è quello aperto dalla sua valutazione umanista dell’uomo che considera, come tutte le creature viventi, spinto da una Forza Interiore verso la crescita, lo sviluppo e la propria realizzazione. E’ la tendenza attualizzante che fa si che ogni persona sia il miglior esperto della propria vita. Da qui la posizione del terapeuta che non vuole imporre niente all’individuo ma solo porlo nelle condizioni ideali affinché possa risolvere autonomamente i propri problemi.
L’individuo viene posto al centro dell’attenzione e chi lo aiuta, il counselor in questo caso, deve operare in modo da creare un ambiente che gli permetta di valorizzare se stesso.
Il counselor secondo Rogers basa la sua efficacia non tanto nel saper fare quindi nelle conoscenze quanto nel saper essere quindi nel suo comportamento e nel suo atteggiamento. Nasce da qui la necessità per il counselor di seguire un percorso personale di crescita oltre che quello formativo classico.
Il counselor ha il compito di cercare di costruire una relazione con l’individuo con lo scopo di espandere la sua autoconsapevolezza, le sue potenzialità, le sue risorse.

Gli elementi fondamentali del counseling

Sono tre le condizioni necessarie e sufficienti per un cambiamento terapeutico della personalità (Rogers, 1957):
1)Autenticità o congruenza o genuinità. Per Rogers in una relazione si trovano di fronte in contatto psicologico due persone di cui una, il cliente, in uno stato di incoerenza ed ansia, e l’altra, il terapeuta in uno stato di congruenza.
Questa qualità si manifesta in due forme. La prima consiste nel fatto che il terapeuta è “liberamente e profondamente se stesso, con la sua esperienza rappresentata accuratamente dalla consapevolezza di se stesso”( Rogers, 1957).
La seconda è che egli deve riuscire a comunicare in maniera corretta ciò che prova al cliente. L’incongruenza del counselor è data dalla differenza che si ha tra quello che pensa e quello che esprime non tanto a parole quanto attraverso il non verbale. L’esortazione è ad essere ciò che realmente si è (Di Fabio,1999 p 35). Questo non significa dover sempre dichiarare tutto quello che si prova, ma esserne consapevoli e non indossare una maschera per nasconderlo. Riuscire a percepirsi ed a esprimersi coerentemente è considerato l’elemento fondamentale per una comunicazione efficace e per un rapporto di fiducia su cui si basa l’alleanza.
 
2) Considerazione positiva incondizionata detta anche accettazione.
Il counselor deve essere in grado di accettare chi gli sta di fronte senza porre condizioni, in ogni suo aspetto, sentimento, esperienza. Non ci deve essere un coinvolgimento affettivo né deferenza né dedizione (idem), quindi non bisogna né farsi troppo coinvolgere né essere troppo distaccati. Lo scopo dell’accettazione incondizionata è di far sì che il cliente sentendosi a suo agio si apra in maniera spontanea senza riserve. Sono bandite in quest’ottica tutte le modalità direttive che comprendono interrogare, indagare, interpretare e così via.
Chiaramente è assolutamente necessario che il terapeuta abbia per prima cosa sviluppato verso di sé questo atteggiamento di accettazione.
3) Empatia.                       
“Sentire il mondo personale dell’altro come se fosse il nostro senza mai perdere la qualità del come se […]sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente come se fossero nostri, senza però aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento” (Rogers, 1942). Bisogna in questo caso entrare nel mondo della persona, nei suoi valori, vedere con i suoi occhi, soprattutto da un punto di vista emozionale. I terapeuti empatici aiutano i clienti a simbolizzare le loro esperienze in parole e seguono come tracce le loro esperienze emotive (ibidem). E’ importante da un punto di vista tecnico utilizzare sempre nelle riformulazioni una modalità dubitativa che faccia dedurre al cliente che stiamo solo cercando di capire ciò che ci sta dicendo anche se poi è il modo per far capire a lui cosa sta dicendo.
Questi tre elementi sono strettamente connessi, nel senso che ognuno è necessario all’altro, alla sua realizzazione, e tutti e tre sono la base dell’alleanza che si vuole costruire con la persona..
Già da qui possiamo rilevare una differente impostazione, ovvero l’intenzione di occuparsi della persona affinché possa raggiungere o aumentare il suo benessere. Non si parla di malattia o sintomo e questo non solo per questioni formali ( legali ), ma perchè l’intento è soprattutto di concentrarsi sul benessere.
M. Hough, Abilità di counseling
Littrell J.M., (2001), Il counseling breve in azione, Aspic.
R. May “L’arte del counseling” Astrolabio.

Studio Salute, Scandicci (FI)

Per consulti chiamare il 320 95 22 446

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